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	<title>Maria Shadey Piardi &#8211; 4Brand Agency</title>
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	<title>Maria Shadey Piardi &#8211; 4Brand Agency</title>
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		<title>Green Marketing: valori, potenziale, strategia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Shadey Piardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2021 09:07:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con il termine&#160;Green marketing&#160;(dall’inglese: Marketing Sostenibile) s’intende la promozione di servizi, prodotti, o attività descritte come ecologicamente sicure. Questo tipo di pratica nasce come risposta all&#8217;effetto nocivo dell&#8217;uomo sul pianeta, sulla fauna e sulla flora, e al bisogno di affrontare il problema seriamente, ponendo enfasi sul contributo delle aziende nel ridurre questo impatto. Il risultato [&#8230;]</p>
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<p>Con il termine&nbsp;<strong>Green marketing</strong>&nbsp;(dall’inglese: Marketing Sostenibile) s’intende la promozione di servizi, prodotti, o attività descritte come ecologicamente sicure. Questo tipo di pratica nasce come risposta all&#8217;effetto nocivo dell&#8217;uomo sul pianeta, sulla fauna e sulla flora, e al bisogno di affrontare il problema seriamente, ponendo enfasi sul contributo delle aziende nel ridurre questo impatto.</p>



<p>Il risultato è che oggi i consumatori non sono più indifferenti a queste tematiche. Difatti, si è sempre più propensi a prediligere aziende attente a questioni ambientali, piuttosto che altre. Allo stesso modo, anche le strategie di marketing e comunicazione si sono adeguate. Così, hanno portato alla <strong>genesi</strong> e alla <strong>diffusione</strong> di espressioni e termini come, appunto,<strong> marketing sostenibile, ecologico, eco-friendly</strong> per descrivere la campagna promozionale di tutte quelle aziende impegnate a creare prodotti o servizi ecosostenibili.</p>



<p>Oggi è ormai un dovere e una <strong>responsabilità</strong> di tutte le imprese lavorare per ridurre al minimo tutte queste problematiche e, quindi, migliorare le condizioni di vita sulla Terra. Inoltre, riuscire a<strong> comunicare</strong> e a trasmettere tutto ciò è fondamentale per il successo dell’azienda, in modo tale da poter maggiormente coinvolgere il consumatore. Così, egli acquisirà valore emotivo per aver scelto di effettuare un acquisto responsabile. Dall’altra parte, l’azienda riuscirà ad ottenere un guadagno extra per un maggiore fatturato rispetto alla concorrenza, che potrebbe non ancora aver adeguato il proprio product mix su base di ciò. </p>



<h2><strong>Come sviluppare una valida strategia di Green Marketing</strong></h2>



<p>Una strategia di Green Marketing efficace non si limita alla semplice promozione di una linea di prodotti ecologici o servizi più “green”. Essa dovrebbe focalizzarsi sull’azienda nel suo complesso, puntando sullo sviluppo della <strong>brand identity e visibilità</strong>, naturalmente caratterizzata dall’impegno nel prendere delle scelte ecologiche. Dunque, bisognerebbe partire dai <strong>processi produttivi</strong>, che dovrebbero essere sostenibili, e dallo <strong>smaltimento responsabile dei rifiuti</strong> per poi creare delle campagne di marketing mirate. Queste non solo dovranno comunicare l’interesse dell’azienda verso queste problematiche, ma dovranno servire soprattutto a <strong>educare i consumatori</strong> e i clienti ad<strong> abitudini di consumo</strong> e <strong>riciclaggio</strong> meno dannosi per il pianeta.</p>



<p>Inoltre, i brand possono passare alla <strong>riduzione del consumo di energia</strong> o di carta e poi alla <strong>creazione </strong>di <strong>packaging</strong> fatti con materiali riciclabili (anche solo parzialmente). Tutte queste attività devono essere <strong>comunicate</strong> al proprio target in maniera <strong>chiara</strong> e <strong>veritiera</strong>. Bisognerebbe, ancor prima di “educare” in chiave sostenibile i propri clienti, partire proprio dai<strong> dipendenti e collaboratori</strong>: per esempio, si possono organizzare delle iniziative di sensibilizzazione, mettendo a disposizione dei <strong>contenitori appositi</strong> con una segnaletica informativa. </p>



<p>In linea generale, è importante che i marketer imparino ad adottare la giusta strategia comunicativa nei confronti di tematiche così delicate e sensibili. La <strong>corporate culture</strong> e il <strong>reale sforzo pratico</strong> non deve mai essere trascurato dall’azienda, così da riuscire a ridurre al minimo il proprio impatto negativo sull’ambiente. Perciò, le dichiarazioni “green” devono essere <strong>comprovate</strong> e corredate da vere e proprie <strong>certificazioni ambientali</strong>. </p>



<p>In sostanza, una strategia di&nbsp;<strong>green marketing&nbsp;</strong><strong>valida,&nbsp;</strong><strong>solida e coerente</strong>&nbsp;con i&nbsp;<strong>valori</strong>,&nbsp;le&nbsp;<strong>pratich</strong><strong>e, e la mission aziendale</strong>&nbsp;rappresenterà un importante vantaggio competitivo.&nbsp;</p>



<h2><strong>Le Quattro P del Green Marketing</strong></h2>



<p>Anche le strategie di Green Marketing hanno le proprie “<strong>4 P”,</strong> chiaramente rivisitate in ottica sostenibile: </p>



<p><strong>Prodotto</strong><br>Deve proteggere l’ambiente, diminuendo l’inquinamento.</p>



<p><strong>Prezzo</strong><br>Può essere più alto rispetto ai prodotti convenzionali, in proporzione al valore economico che il consumatore attribuisce al mancato inquinamento (“credito ambientale”).</p>



<p><strong>Posto</strong><br>La scelta dei canali di marketing deve essere coerente con il messaggio (ad esempio, i prodotti a chilometro zero) ed il packaging (come l’utilizzo di plastiche biodegradabili).</p>



<p><strong>Promozione</strong><br>È necessario pianificare e studiare una strategia di comunicazione adeguata a tutto tondo: logo, colori, parole, in modo da trasmettere tutti vantaggi ambientali connessi all’acquisto.</p>



<h2><strong>Potenziale in crescita</strong></h2>



<p>La verità è che il Green Marketing non è un concetto recente. Infatti, se ne ritrovano tracce già nei lontani anni ‘80, quando venne coniata la definizione di <strong>sviluppo sostenibile</strong>: processo in grado di soddisfare i bisogni delle presenti generazioni senza compromettere la capacità di soddisfare quelli delle generazioni future. </p>



<p>Indubbiamente, il boom è avvenuto solo negli&nbsp;<strong>ultimi 10</strong><strong>&nbsp;o 1</strong><strong>5 anni</strong>. Infatti, abbiamo iniziato a sentir parlare quotidianamente di raccolta differenziata,&nbsp;<strong>risparmio energetico</strong>, esaurimento delle scorte di petrolio, desertificazione,&nbsp;<strong>scioglimento dei ghiacci</strong>&#8230; Ci siamo preoccupati, e oggi&nbsp;<strong>ci sentiamo un p</strong><strong>o’ più</strong><strong>&nbsp;colpevoli</strong>.&nbsp;</p>
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		<title>Nomadismo Digitale: tutto quello che devi sapere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Shadey Piardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2021 13:36:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi è un nomade digitale?&#160; Un nomade digitale è colui che lavora a distanza, fa “smart-working” (come si direbbe in Italia) per i propri clienti o per il proprio datore di lavoro. Sfruttando le tecnologie&#160;offerte dal mondo digital, non è legato a nessuna sede fisica. Così facendo, può lavorare in remoto, oppure stare sempre in [&#8230;]</p>
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<h2>Chi è un nomade digitale?&nbsp;</h2>



<p>Un nomade digitale è colui che lavora a distanza, fa “<em>smart-working</em>” (come si direbbe in Italia) per i propri clienti o per il proprio datore di lavoro. Sfruttando le tecnologie&nbsp;offerte dal mondo digital, non è legato a nessuna sede fisica. Così facendo, può lavorare in remoto, oppure stare sempre in viaggio, conducendo una vita, appunto, “nomade”.</p>



<p>Naturalmente, per portare a termine i propri task, raggiungere gli obiettivi aziendali e rimanere in contatto con clienti o datori di lavoro, i nomadi digitali si servono di numerosi dispositivi elettronici quali&nbsp;<strong>personal laptop</strong>,&nbsp;<strong>smartphone di ultima generazione</strong>,&nbsp;<strong>tablet</strong>,&nbsp;<strong>macchine fotografiche</strong>,&nbsp;<strong>software di videoconferenza</strong>, oltre a utilizzare una buona&nbsp;<strong>connessione a Internet</strong>.&nbsp;</p>



<p>Come apparentemente potrebbe sembrare, quando si pensa ai nomadi digitali, nell’immediato immaginiamo i giovani come protagonisti di questo fenomeno. Questo è vero, ma in parte. Difatti,&nbsp;<strong>i nomadi digitali possono appartenere a qualsiasi generazione</strong>: imprenditori di mezza età, professionisti del digitale e figure junior alla ricerca di un’esperienza formativa. Cosa c’è che accomuna tutti questi soggetti? Chiaramente, la possibilità di autogestirsi, magari dalla propria seconda casa al mare, pur rimanendo connessi e operativi.&nbsp;</p>



<p>Come abbiamo già sottolineato inizialmente, i nomadi digitali hanno la possibilità di scegliere dove lavorare, non essendo legati ad alcuna sede. È bene sottolineare che, per il tipo di attività che svolgono,&nbsp;<strong>l’area geografica in cui si trovano il più delle volte non è rilevante</strong>&nbsp;e perciò hanno una libertà di movimento molto ampia. Può quindi decidere di lavorare anche dall’estero, viaggiando per qualsiasi ragione.&nbsp;</p>



<p>Tuttavia, forse perché il&nbsp;<strong>tema del viaggio si presta molto ad un lavoro slegato dai vincoli dell’ufficio,&nbsp;</strong>il termine “nomadismo digitale”&nbsp;<strong>è diventato assolutamente</strong>&nbsp;<strong>vago, una parola che si usa senza pensarci tanto</strong>. Ultimamente viene utilizzato da tutti, giornalisti in cerca di una semplificazione in primis, in modo scorretto, arrivando a sporcarsi. Oggi, inevitabilmente, l’unica cosa che viene in mente quando si pensa ad un nomade digitale è una&nbsp;<strong>persona che lavora con il pc da una spiaggia caraibica</strong>. E tutto ciò è davvero preoccupante.</p>



<h2>Ma quindi, cosa non è un nomade digitale?&nbsp;</h2>



<p>Partiamo chiarendo subito che&nbsp;</p>



<ul><li><strong>Non sempre il nomade digitale viaggia</strong></li></ul>



<p>Certamente può viaggiare, ma può anche decidere di non farlo. Infatti, certi lavorano da casa propria, altri viaggiano per anni spostandosi in continuazione da un posto all’altro, altri ancora decidono di trasferirsi all’estero direttamente. In sostanza, si viaggia quando si vuole, ma non è sicuramente un obbligo.&nbsp;</p>



<ul><li><strong>Nel senso antropologico del termine, il nomade digitale non è un vero nomade</strong></li></ul>



<p>È naturale che il soggetto in questione dovrà pur essere residente da qualche parte. È un dato di fatto che il concetto di “nomadismo fiscale” non esiste in nessuno Stato del mondo.&nbsp;</p>



<ul><li><strong>Il nomade digitale non si identifica per la tipologia di lavoro che conduce.</strong>&nbsp;È una questione di attitudine.</li></ul>



<p>Sicuramente, esistono professioni che si correlano meglio a un’attività che può essere svolta da remoto più facilmente rispetto ad altre. Vengono anche categorizzate come le “classiche professioni dei nomadi digitali”, e ciò significa che quei lavori stanno diventando sempre più competitivi e complicati. Però, vederli come le uniche opzioni è molto limitante e sbagliato.&nbsp;</p>



<p>Non c’è scritto da nessuna parte che un avvocato, un&nbsp;commercialista, o uno&nbsp;psicologo non possano essere (o diventare) nomadi digitali tanto quanto un SEO specialist, un copywriter, o un web developer. Anzi, è tutto il contrario: si rivela tanto più semplice ed efficace quanto più si riesce a&nbsp;<strong>trovare la modalità digitalizzata di svolgere il proprio lavoro ‘analogico’</strong>. Questo processo si chiama “reinventarsi”.&nbsp;</p>



<ul><li><strong>Il nomade digitale non è necessariamente un freelance</strong></li></ul>



<p>Non è un’ utopia: può trattarsi di un&nbsp;<strong>lavoratore dipendente</strong>&nbsp;che abbia avuto la fortuna di trovare un’azienda super all’avanguardia che riconosca il vero valore del&nbsp;<strong><em>remote working</em></strong>. Oppure può essere&nbsp;<strong>un imprenditore che delega e dà fiducia ai propri collaboratori</strong>, e che proprio grazie a questo riesca a gestire il suo lavoro da dove e come vuole. In entrambi i casi, si è nomadi digitali, e si lavora in modo completamente diverso, non tradizionale.&nbsp;</p>



<p><strong>L’abilitatore di questa possibilità è infatti la tecnologia, il digitale, Internet</strong>. Tutto ciò di cui ha bisogno è proprio qui, on-line.&nbsp;</p>



<h2>Tutta la verità sul nomadismo digitale</h2>



<p>La verità è che&nbsp;<strong>essere nomade digitale equivale all’ avere un’idea condivisa e ben precisa del lavoro:&nbsp;</strong>lavorare in maniera tradizionale quando si vive in un mondo non tradizionale è semplicemente&nbsp;stupido, controproducente, e insensato.</p>



<p>È anacronistico comportarsi come 10 o 20 anni fa, quando&nbsp;<strong>le innovazioni che hanno plasmato la nostra vita, il nostro lavoro e cambiato il mondo</strong>, come i social network, ancora non esistevano. È ridicolo legarsi a una scrivania 24/7, quando&nbsp;<strong>tutto ciò che è analogico può essere potenzialmente digitalizzato</strong>, almeno negli aspetti più automatici e noiosi, nel 2021. Perché per tutto il resto è giusto farlo, se si ha passione.&nbsp;</p>



<p>In definitiva,<strong>&nbsp;i nomadi digitali rappresentano la nuova generazione di professionisti.&nbsp;</strong>Fanno leva sul proprio desiderio di&nbsp;<strong>indipendenza</strong>&nbsp;e di mobilità servendosi di tutte le tecnologie digitali per conquistarsi la&nbsp;<strong>libertà di poter lavorare</strong>&nbsp;(e vivere)&nbsp;<strong>in qualsiasi luogo del mondo</strong>, ognuno seguendo le proprie ambizioni ed esigenze personali.</p>
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		<title>Brand Identity: come scegliere il colore giusto per il logo del tuo marchio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Shadey Piardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Apr 2021 07:13:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ti sei mai chiesto come fare decidere il colore giusto per il logo della tua azienda? Se la risposta è affermativa, allora questo articolo ti aiuterà sicuramente a comprendere l’importanza di questa scelta e tutto ciò che si nasconde dietro la psicologia dei colori. Investire in questo piccolo ma grande particolare è essenziale per arrivare costruire [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ti sei mai chiesto come fare decidere il colore giusto per il logo della tua azienda? Se la risposta è affermativa, allora questo articolo ti aiuterà sicuramente a comprendere l’importanza di questa scelta e tutto ciò che si nasconde dietro la psicologia dei colori. Investire in questo piccolo ma grande particolare è essenziale per arrivare costruire la propria <strong>Brand Identity</strong>, insieme a tutto ciò che concerne la “veste grafica” del proprio business, come logo, il sito e l’E-commerce.</p>



<h2><strong>L’importanza di scegliere il colore giusto</strong></h2>



<p>Sembra davvero incredibile, ma circa l’<strong>80%</strong>&nbsp;delle persone decide di acquistare un prodotto proprio&nbsp;in base al suo colore. Questa è la conseguenza della cosiddetta&nbsp;<strong>psicologia del colore</strong>, ovvero quella scienza che&nbsp;afferma che<em>&nbsp;</em><em>il colore è una vera e propria sensazione</em>&nbsp;recepita dal nostro cervello capace di provocarci determinati sentimenti ed emozioni. Proviamo a fare un esempio: ti ricordi di quel bel vestito che ti piaceva tanto al negozio, che poi non hai più comprato perché il colore non ti entusiasmava? Ecco, per natura,&nbsp;<strong>la nostra relazione con i colori è strettamente legata a come li abbiamo percepiti nel corso della nostra vita</strong>. Infatti, certi colori ci possono trasmettere ben specifiche sensazioni, positive o negative che siano, e questo determinerà le nostre azioni.&nbsp;</p>



<p>È quindi chiaro che per un marchio&nbsp;<strong>la scelta di un colore è più che fondamentale</strong>. Se si analizzano i loghi di alcuni brand, si nota subito uno stretto legame tra l’identità della marca e il colore stesso. Infatti, ti sei mai accorto che il&nbsp;<strong>rosso</strong>&nbsp;è il più utilizzato dalle aziende alimentari? O il&nbsp;<strong>grigio</strong>&nbsp;tra le aziende automobilistiche?&nbsp;</p>



<p>Generalmente, i colori tenui, come i colori pastello, o quelli freddi, come il verde e l’azzurro, ispirano fiducia e sono rassicuranti; diversamente, i colori caldi, come il giallo, l’ arancione, o il rosso sono stimolanti e decisi ed emanano molta positività.&nbsp;Ma andiamo ad analizzarli meglio uno per uno!</p>



<h2><strong>Rosso</strong></h2>



<p><strong>È colore più stimolante per eccellenza, molto dinamico e dal forte potenziale</strong>. Esprime numerose sensazioni e vibrazioni positive, ricordando infatti l’amore, la passione e l’emozione. Inoltre, è il colore che meglio di tutti è in grado di attirare l’attenzione provocandoci una qualsiasi reazione emotiva. Come dicevamo, viene <strong>utilizzato soprattutto nell’ambito dell’industria</strong> <strong>alimentare </strong>perché sembrerebbe stuzzicare il nostro appetito. Difatti, marchi come Coca-Cola, Barilla e Ferrero da sempre lo utilizzano per farsi riconoscere. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="576" height="333" src="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/red-logos.png" alt="" class="wp-image-7535" srcset="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/red-logos.png 576w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/red-logos-300x173.png 300w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure></div>



<h2><strong>Giallo</strong></h2>



<p>Ecco il colore più <strong>allegro ed energico</strong> della ruota che ci ricorda tanto il sole. Sicuramente attira l’attenzione, esattamente come il rosso ma, in diverso modo, ispira sensazioni un po’ più calme e rassicuranti. Questo simpatico colore rappresenta un vero <strong>input all’azione e crescita</strong>. Proprio per questi motivi, il giallo viene utilizzato da aziende e brand che vogliono trasmettere dinamicità, soprattutto <strong>nel settore tecnologico</strong>. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="800" height="358" src="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/2017_FLS-Blog-Images_Yellow-logos-800x358-1.jpg" alt="" class="wp-image-7536" srcset="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/2017_FLS-Blog-Images_Yellow-logos-800x358-1.jpg 800w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/2017_FLS-Blog-Images_Yellow-logos-800x358-1-300x134.jpg 300w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/2017_FLS-Blog-Images_Yellow-logos-800x358-1-768x344.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></div>



<h2><strong>Arancione</strong></h2>



<p>Questo colore rappresenta un unione in egual misura delle principali caratteristiche del rosso e del giallo, proprio come la sua natura ci suggerisce. Infatti, trattandosi di un colore caldo, l’arancione è un colore molto <strong>dinamico, vivace e accogliente</strong>. È in assoluto <strong>il colore dei creativi ed degli energici</strong>. Non a caso, <strong>spesso viene usato per marchi di bevande energetiche</strong>, <strong>società hi-tech, palestre, centri sportivi e ricreativi</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="736" height="460" src="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/7d89cd0ac4caa46d66f97a75bdddd2e1-color-psychology-logo-design.jpg" alt="" class="wp-image-7537" srcset="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/7d89cd0ac4caa46d66f97a75bdddd2e1-color-psychology-logo-design.jpg 736w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/7d89cd0ac4caa46d66f97a75bdddd2e1-color-psychology-logo-design-300x188.jpg 300w" sizes="(max-width: 736px) 100vw, 736px" /></figure></div>



<h2><strong>Marrone</strong></h2>



<p>Il marrone è un colore altrettanto caldo,&nbsp;<strong>associato spesso alla terra e alla natura</strong>. Nelle tonalità tendenti al beige, quelle più chiare, esprime una sensazione confortante, ed è particolarmente indicato per dare una luminosa sfumatura a composizioni grafiche.&nbsp;</p>



<p>Invece, nella tinta più scura esprime un senso di rudezza diventando così il colore perfetto per il rustico e per tutta l’industria legata al legno, ma anche a quella alimentare, per esempio i prodotti al caffè e alla cioccolata.<br>Rimane comunque un colore <strong>molto elegante e sofisticato</strong>. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="640" src="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/2d8601960d9872c087a9dd3de425fe71-1024x640.jpg" alt="" class="wp-image-7538" srcset="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/2d8601960d9872c087a9dd3de425fe71-1024x640.jpg 1024w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/2d8601960d9872c087a9dd3de425fe71-300x188.jpg 300w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/2d8601960d9872c087a9dd3de425fe71-768x480.jpg 768w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/2d8601960d9872c087a9dd3de425fe71.jpg 1067w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h2><strong>Blu</strong><strong></strong></h2>



<p>Questo colore tende a suscitare nell’uomo una quantità incredibile di emozioni legate al <strong>senso di pace, tranquillità e relax</strong>, proprio come quanto si guarda il cielo o il mare. <strong>Ispira calma, fiducia, affidabilità, sicurezza. Riduce lo stress</strong> e predispone ad un atteggiamento leale e positivo. Tutte queste caratteristiche lo rendono perfetto per tutte quelle <strong>aziende che puntano sull’interazione, ad esempio i social network e le app per messaggistica</strong>. Il blu è sempre la prima scelta per loghi di <strong>istituzioni, di partiti politici, ma anche di istituti bancari e assicurativi, o per le aziende che offrono servizi di marketing. </strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="759" height="421" src="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/blue-logos1_thinkstock.png" alt="" class="wp-image-7539" srcset="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/blue-logos1_thinkstock.png 759w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/blue-logos1_thinkstock-300x166.png 300w" sizes="(max-width: 759px) 100vw, 759px" /></figure></div>



<h2><strong>Viola</strong></h2>



<p>Il viola è il risultato della combinazione tra l’<strong>affidabilità</strong> del blu e la <strong>passione</strong> del rosso. Per questa ragione, è un colore utilizzabile in diversi modelli di business. Trasmette creatività, ma anche lusso e saggezza, infatti è un colore utilizzato soprattutto da aziende che operano nei <strong>settori del fashion e del luxury, ma anche in quelli dell’economia, del marketing e del web.</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="711" height="303" src="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/purplelogos_3.png" alt="" class="wp-image-7540" srcset="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/purplelogos_3.png 711w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/purplelogos_3-300x128.png 300w" sizes="(max-width: 711px) 100vw, 711px" /></figure></div>



<h2><strong>Verde</strong><strong></strong></h2>



<p>Il verde per definizione <strong>il colore della natura</strong>, della vita, quindi di tutto ciò che è <strong>ecologico, biologico e “green”.</strong> È adatto a tutti quei loghi e grafiche che intendono trasmettere vitalità, in modo naturale. Tuttavia, è bene notare che le tonalità diverse di verde esprimono vari sentimenti. Per esempio, un verde scuro tende a trasmettere un profondo senso di fiducia e, mentre una sfumatura di verde troppo acceso, quasi tendente al giallo, è ritenuto visivamente fastidioso.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="736" height="460" src="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/7d14cdbc7931a9e794bb947374a384ea-green-logo-color-psychology.jpg" alt="" class="wp-image-7541" srcset="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/7d14cdbc7931a9e794bb947374a384ea-green-logo-color-psychology.jpg 736w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/7d14cdbc7931a9e794bb947374a384ea-green-logo-color-psychology-300x188.jpg 300w" sizes="(max-width: 736px) 100vw, 736px" /></figure></div>



<h2><strong>Grigio</strong></h2>



<p>Il grigio è <strong>il colore neutro per definizione</strong>, come anche le sue stesse sfumature e texture (l’argento, per esempio). Esprime <strong>eleganza, resistenza, solidità, e durevolezza</strong>, tutte caratteristiche che ricordano infatti i metalli. È molto adatto per tutto il <strong>settore informatico e tecnologico</strong>. Per fare un esempio, ricordiamo la mela della Apple o il logo di Wikipedia. Trova tantissime applicazioni al mondo dell’industria automobilistica con, ma anche nell’alta moda. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="800" height="150" src="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/Grigio.png" alt="" class="wp-image-7542" srcset="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/Grigio.png 800w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/Grigio-300x56.png 300w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/04/Grigio-768x144.png 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></div>
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		<title>Micro influencer: chi sono e come collaborano con le aziende</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Shadey Piardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 09:43:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’influencer marketing&#160;è un fenomeno che ormai cavalca l’onda da diversi anni, ed è sicuramente più che rodato. Oggi, infatti, si può affermare che questa componente è sempre presente nella definizione&#160;della strategia marketing&#160;dei brand, che scelgono così di avvalersi di&#160;ambassador&#160;della rete per presentare i propri prodotti. Tra questi soggetti, con il passare del tempo, si sono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L’influencer marketing</strong>&nbsp;è un fenomeno che ormai cavalca l’onda da diversi anni, ed è sicuramente più che rodato. Oggi, infatti, si può affermare che questa componente è sempre presente nella definizione&nbsp;<strong>della strategia marketing</strong>&nbsp;dei brand, che scelgono così di avvalersi di&nbsp;<strong>ambassador</strong>&nbsp;della rete per presentare i propri prodotti. Tra questi soggetti, con il passare del tempo, si sono create delle categorie che li dividono in&nbsp;<strong>Micro e Macro</strong>.&nbsp;Grazie alle loro potenzialità, entrambe le figure sono capaci di portare numeri benefici all’interno di una strategia di comunicazione digitale di una determinata azienda. Ma andiamo a scoprire più nel dettaglio qual è la differenza!</p>



<h2>Micro vs Macro</h2>



<p>Con il termine micro influencer s’intende identificare quelle persone che, sui loro canali social, sono riuscite a guadagnare un notevole seguito, vantando un numero di follower che rientra tra i&nbsp;<strong>5.000 e i 100.000 mila</strong>. Tuttavia,&nbsp;<strong>non è solo il numero di seguaci che indica un buon livello di ‘influenza’</strong>: difatti, è quel rapporto di fiducia che loro stessi riescono ad instaurare nei confronti della community di riferimento. Infatti, i&nbsp;Micro influencer sono degli utenti “<em>normali</em>”, che si stagliano di poco dalla moltitudine, quel che basta però per emergere e diventare davvero allettanti per i brand. Nulla a che vedere con i Macro, ovvero le vere e proprie social star dai grandi numeri.&nbsp;</p>



<p>Tuttavia, anche se i Micro Influencer non possono vantare troppe collaborazioni con brand molto conosciuti e importanti, questo non rappresenta un deterrente per l’ingaggio di esponenti di questa categoria, portatori di altresì&nbsp;<strong>molti altri vantaggi</strong>.&nbsp;</p>



<p>Molto spesso, nell’influencer marketing, la dimensione della community o il numero di follower sono aspetti che spesso vengono considerati di rilevante importanza e come metriche di&nbsp;<strong>vanità</strong>. Ciononostante, in molti casi, questo è&nbsp;<strong>un mito da sfatare</strong>&nbsp;se si considera che dall’audience immaginata dipendono le tematiche trattate, il tipo di contenuti prodotti, le modalità di interazione tra l’influencer e la community e tanto altro ancora.</p>



<h2>Tutto quello che devi sapere</h2>



<p>Il&nbsp;<strong>micro influencer,</strong>&nbsp;rispetto al macro, opera in una&nbsp;<strong>nicchia tematica</strong>&nbsp;abbastanza specifica. Per esempio, si possono trovare micro influencer che lavorano nel fashion, ma anche nel campo della musica, della tecnologia, della politica o del marketing.&nbsp;</p>



<p>Un’altra caratteristica del micro influencer è la&nbsp;<strong>competenza</strong>&nbsp;<strong>e l’expertise</strong> specialistica: loro, prima di creare contenuti per Instagram o per Facebook su un determinato tema, lo hanno studiato e, quasi sempre, padroneggiano benissimo gli argomenti di cui parlano, poiché strettamente attinenti ai loro interessi e passioni. Infatti,specializzandosi in settori precisi, i Micro influencer risultano essere depositari di una audience parecchio targhettizzataNon a caso, questa è la principale ragione per cui i essi godono di un’alta&nbsp;<strong>credibilità e fiducia</strong>&nbsp;da parte delle proprie community, divulgando contenuti informativi e&nbsp;<em>di valore,&nbsp;</em>tanto da diventare un vero e proprio&nbsp;<strong>punto di riferimento</strong>all’interno proprie cerchie.&nbsp;</p>



<p>Anche in termini di<strong>&nbsp;</strong><strong>engagement, il micro influencer,&nbsp;</strong>per il supporto (quasi) incondizionato di cui si è visto gode, il micro influencer riesce a coinvolgere di più la propria community, che a sua volta li considera più autentici e affidabili.&nbsp;Infatti, il pubblico ritiene che la loro opinione sia meno influenzata dalle scelte di marketing, sentendoli maggiormente vicini e riuscendosi, quindi, a immedesimare.<br></p>



<p>Tutto questo non è un’opinione, ma un vero dato di fatto:&nbsp;da un recente studio&nbsp;<em><strong>Markerly</strong></em>&nbsp;rivela che un profilo con&nbsp;<strong>1.000</strong>&nbsp;followers registra l’<strong>8% di engagement rate</strong>, mentre una community da&nbsp;<strong>10.000</strong>&nbsp;utenti si ferma solo al<strong>4%</strong>&nbsp;di interazioni. In questo senso, è semplice comprendere che la relazione tra aumento di popolarità ed engagement è inversamente proporzionale.&nbsp;</p>



<p>Inoltre, esistono anche dei&nbsp;<strong>vantaggi economici</strong>: scegliendo i&nbsp;<strong>micro influencer,</strong>&nbsp;i brand e le aziende possono permettersi più testimonial (poiché più abbordabili) i quali, allo stesso modo, avranno una maggiore presa sul pubblico.&nbsp;Perciò, nella maggioranza de casi, rivolgersi a un micro influencer può dimostrarsi più vantaggioso di quanto non sia una campagna di influencer marketing costruita attorno a creatori di contenuti con numeri più grandi.</p>



<h2>Questione algoritmo</h2>



<p><em><strong>Tutti siamo ben a conoscenza del fatto che i social network</strong></em><em><strong>&nbsp;</strong></em><strong>privilegiano i contenuti organici</strong>, ovvero quelli condivisi da tutte persone comuni. Questo meccanismo renderà quindi più visibili i contenuti creati dai Micro influencer che, come già affermato, contano su una&nbsp;<strong>community ridotta ma molto, molto affiatata</strong>.</p>



<h2>Quanto e come guadagna un Micro influencer</h2>



<p>Il<strong>&nbsp;</strong><strong>guadagno di un micro influencer</strong><strong>&nbsp;dipende</strong>&nbsp;e prende in considerazione molteplici fattori come&nbsp;<strong>dimensione della community</strong>,&nbsp;<strong>engagement rate</strong>,&nbsp;<strong>settore di riferimento</strong>,&nbsp;tipologia di&nbsp;<strong>piattaforme</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>di contenuti</strong>, tipo di&nbsp;<strong>collaborazione</strong>&nbsp;(se<strong>&nbsp;di lungo periodo</strong>o<strong>solo occasionale), e tanti altri aspetti.</strong>&nbsp;</p>



<p>Innanzitutto, bisognerebbe partire da&nbsp;<strong>che forma assume</strong>la<strong>collaborazione</strong>&nbsp;tra il micro influencer e l’azienda. Per esempio, si potrebbe trattare di&nbsp;<strong>regalare</strong>i<strong>prodotti</strong>,&nbsp;o invitare l’influencer a provare gratuitamente la versione beta di un nuovo servizio in fase di lancio. Queste erano pratiche molto utilizzate fino a qualche anno fa. Ora viene sempre più chiesto al micro influencer di&nbsp;organizzare&nbsp;<strong>contest o giveaway</strong>, o ancora di distribuire&nbsp;<strong>codici sconto e coupon</strong>&nbsp;da condividere con i follower; in alternativa, viene richiesto&nbsp;<strong>un’attività di takeover</strong>, ovvero di&nbsp;<strong>realizzare contenuti foto e video</strong>&nbsp;professionali che riguardassero i prodotti o servizi da pubblicizzare.&nbsp;</p>



<p>In linea generale,&nbsp;<strong>Influencer Marketing Hub ha recentemente aggiornato una stima di&nbsp;quanto guadagnano gli influencer con piccole community</strong>. È così emerso che&nbsp;su Instagram, per esempio, si va dai 100 ai 500 dollari a post; su YouTube siamo tra 200 e 1000 dollari e lo stesso vale per Twitter; su TikTok il range va dai 25 dollari ai 125; Facebook il costo medio di un post di un micro influencer varia tra i 250 e i 1250 dollari.&nbsp;</p>
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		<title>L’importanza di avere un piano… editoriale!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Shadey Piardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Apr 2021 08:35:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Piano editoriale, content strategy, calendario editoriale… Questi sono termini che chi lavora nel digitale adopera quotidianamente. Se davvero vuoi fare marketing, avrai innanzitutto bisogno di pensare a una buona strategia da adottare e di pianificare dettagliatamente le tue azioni. Molto probabilmente, se sei ancora alle prime armi, ti starai chiedendo che cos’è un piano editoriale [&#8230;]</p>
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<p>Piano editoriale, content strategy, calendario editoriale… Questi sono termini che chi lavora nel digitale adopera quotidianamente. Se davvero vuoi fare marketing, avrai innanzitutto bisogno di pensare a una buona strategia da adottare e di pianificare dettagliatamente le tue azioni. Molto probabilmente, se sei ancora alle prime armi, ti starai chiedendo che cos’è un piano editoriale e a che cosa serve. Per rispondere a questi quesiti, noi di&nbsp;<strong>4Brand Agency</strong>&nbsp;abbiamo deciso di partire da un semplice esempio: ti ricordi il tuo diario scolastico? Dai, quello su cui ti annotavi i vari impegni della settimana, i compiti da fare per il giorno dopo, le verifiche del mese… Ecco, il tuo piano editoriale è un po’ la stessa cosa, solo che lo utilizzerai per lo sviluppo del tuo&nbsp;<strong>business</strong>. Presentato in questo modo, potrebbe sembrare una cosa semplice. In realtà, non è affatto così: una buona attività di pubblicazione di contenuti parte da una&nbsp;<strong>strategia ben pensata</strong>. Senza dubbio, imparerai a compilarlo, gestirlo, e consultarlo nel tempo. Ma analizziamolo più nel dettaglio!</p>



<p><strong>Un piano editoriale è uno strumento strategico</strong>&nbsp;che si utilizza, per le aziende o vari professionisti, per definire:</p>



<ul><li>cosa</li><li>quando</li><li>per chi</li><li>perché</li><li>e come pubblicare su una piattaforma dedicata ai contenuti</li></ul>



<p>Le realtà da prendere in considerazione, naturalmente,&nbsp;<strong>possono essere sia online sia offline</strong>. Perciò, al tempo stesso, si può trattare di una pianificazione editoriale per quotidiani, oltre che per&nbsp;blog. Per ogni canale di comunicazione, tuttavia, avrai bisogno di pensare a diverse tipologie di contenuti e diversi target. Alla fine,&nbsp;<strong>la tua content strategy includerà tutto</strong>: sarà una perfetta integrazione tra canali offline, social media, e blog aziendale.&nbsp;</p>



<p>Inoltre, questa pianificazione funge da guida per capire, in qualsiasi momento, a che punto sei nel raggiungimento degli obiettivi che ti sei posto. Pertanto, ti conviene far subito chiarezza sui goal che vuoi prefissarti, adottando un criterio di&nbsp;<strong>consequenzialità</strong>. Così facendo si limiteranno gli errori, le perdite di tempo, le sovrapposizioni dei topic, il tutto dando un&nbsp;<strong>boost anche alla gestione delle attività.&nbsp;</strong></p>



<p>Questo strumento ti permetterà di&nbsp;<strong>trasformare completamente la tua presenza online in una vera e propria strategia di marketing</strong>: quindi, non basta esserci, devi farti notare!&nbsp;</p>



<p>Ma quali sono gli step da seguire?</p>



<h2><strong>Parti dall’analisi del Brand&nbsp;</strong></h2>



<p>Capire il posizionamento della tua attività è fondamentale. L’analisi del&nbsp;<strong>brand</strong>, del&nbsp;<strong>tone of voice</strong>, del&nbsp;<strong>messaggio</strong>&nbsp;che vuoi comunicare, del&nbsp;<strong>target</strong>&nbsp;che vuoi raggiungere, e dei&nbsp;<strong>competitor</strong>&nbsp;sono elementi che ti permetteranno di comprendere meglio i punti di forza dell’attività, in modo da stabilire gli argomenti da trattare. In questo caso, una&nbsp;<strong>SWOT Analysis</strong>&nbsp;è super indicata, così come&nbsp;<strong>Google Analytics</strong>&nbsp;o&nbsp;<strong>Semrush</strong>.&nbsp;</p>



<p>Come pensi di procedere con la creazione di un calendario editoriale, se prima non hai ben a mente il punto d’arrivo? Se non definisci a monte tutto ciò, purtroppo non potrai fare grandi cose. Alcuni esempi, per quanto riguarda il&nbsp;<strong>content marketing</strong>, possono essere trovare nuovi clienti, fidelizzarli, o fare link earning. Tuttavia, attraverso la creazione e la pubblicazione di contenuti su base strategica puoi ottenere ottimi risultati che non necessariamente riguardano la vendita diretta. Puoi decidere di farti conoscere, incrementando la&nbsp;<strong>brand awareness</strong>. Tutto ciò deve essere spunto di riflessione per l’ideazione di un valido piano.&nbsp;</p>



<p>È importante&nbsp;<strong>dare attenzione a chi ti legge</strong>, offrendo la possibilità di rispondere o commentare,&nbsp;<strong>interagendo con l’audience</strong>. Questo è un ottimo modo per identificare rapidamente i punti deboli, da un punto di vista esterno. Il tuo compito sarà quello di rafforzare i primi e superare i secondi, per rendere ancora più interessante il tuo Brand o la tua azienda.&nbsp;</p>



<h2><strong>Crea il piano editoriale</strong></h2>



<p>Tutte queste considerazioni arrivano proprio qui e per essere in grado di gestire al meglio la pianificazione dei contenuti bisognerebbe prendere in considerazione alcuni aspetti come:</p>



<ul><li>Argomenti da affrontare</li><li>Autore dei testi</li><li>Ritmo di pubblicazione</li><li>Date di consegna</li><li>Formato: post, immagini, infografiche, video, articoli long-form</li><li>Vari dettagli: hashtag, categorie, elementi SEO</li></ul>



<p>Naturalmente, tutto dipenderà dalla tipologia di calendario che s’intende costruire.&nbsp;</p>



<p>Si possono usare diversi tool, dal più semplice come il foglio&nbsp;<strong>Excel</strong>, a software più avanzati e innovativi. Ecco qui i 4 strumenti più utilizzati dagli esperti:</p>



<ul><li><a href="https://asana.com/campaign/pac/see?&amp;utm_campaign=Brand--EMEA--EN--Core--EX&amp;utm_source=google&amp;utm_medium=pd_cpc_br&amp;gclid=EAIaIQobChMImenjqNHc7wIVBgOLCh2iHw8MEAAYASAAEgLsVvD_BwE&amp;gclsrc=aw.ds">Asana</a>, per chi lavora in Team</li><li><a href="https://trello.com/it">Trello</a>, per flussi di lavoro complessi</li><li><a href="https://www.google.com/calendar/about/">Google Calendar</a>, per gli amanti dell’essenziale</li><li><a href="https://contentdj.com">Content DJ</a>, per una content curation super controllata</li></ul>



<p>&nbsp;In questo modo, tutto diventa magicamente molto più ordinato e semplice, l’ideale punto di partenza quando lavori a diretto contatto con una redazione e non puoi permetterti improvvisazioni.&nbsp;</p>



<h2><strong>Scopri i vantaggi&nbsp;</strong></h2>



<p>Sicuramente, un piano editoriale ben strutturato ti permetterà di gestire il lavoro in modo ottimale e non saltare le pubblicazioni. Inoltre, ti consente di:</p>



<ul><li><strong>Affrontare i topic in modo omogeneo</strong></li><li><strong>Sfruttare</strong>&nbsp;<strong>date rilevanti</strong>&nbsp;(Giornate Internazionali, Festività Natalizie, Festività Pasquali…)</li><li><strong>Continuare</strong>&nbsp;<strong>la pianificazione sul concetto di continuità</strong></li></ul>



<p><strong>N.B.</strong>&nbsp;Ricordati di dar sfogo alla tua&nbsp;<strong>creatività</strong>: proporre&nbsp;<strong>contenuti evergreen</strong>&nbsp;va bene, soprattutto quando si tratta di comunicare i valori del tuo Brand, ma non omologarti troppo, o il rischio sarà quello di perdere l’interesse dei tuoi lettori.&nbsp;<strong>La pianificazione è importante, ma lo è altrettanto lasciar spazio a nuove idee.</strong>&nbsp;Non devi mai improvvisare, ma potresti avere delle notizie o delle idee da far leggere al tuo pubblico. Il trucco è quello di proporsi sempre in maniera&nbsp;<strong>originale&nbsp;</strong>e mai scontata.&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Digital PR: tutto quello che ti serve sapere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Shadey Piardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Mar 2021 09:19:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Digitale vs. Tradizionale Con il termine&#160;Digital PR&#160;si indica quell’insieme&#160;di strategie e tecniche utilizzate online&#160;che aiutano le aziende, grandi o piccole che siano, a promuovere tutti i loro prodotti o servizi. Perciò, le relazioni che si instaurano sono di&#160;natura digitale&#160;e offrono molti più vantaggi rispetto alle pubbliche relazioni&#160;tradizionali. Un tempo, infatti, l’obiettivo di un pubblicista specializzato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2><strong>Digitale vs. Tradizionale</strong></h2>



<p>Con il termine&nbsp;<strong>Digital PR</strong>&nbsp;si indica quell’insieme&nbsp;<strong>di strategie e tecniche utilizzate online</strong>&nbsp;che aiutano le aziende, grandi o piccole che siano, a promuovere tutti i loro prodotti o servizi. Perciò, le relazioni che si instaurano sono di&nbsp;<strong>natura digitale</strong>&nbsp;e offrono molti più vantaggi rispetto alle pubbliche relazioni&nbsp;<strong>tradizionali.</strong></p>



<p>Un tempo, infatti, l’obiettivo di un pubblicista specializzato in PR era quello di far&nbsp;<strong>includere i propri clienti su riviste</strong>, magazine e quotidiani, oltre che in TV e in radio. Oggi, con la diffusione di internet, dei social network e l’avvento della digitalizzazione, le esigenze delle aziende e il loro modo di comunicare è cambiato:&nbsp;<strong>con le Digital&nbsp;</strong><strong>PR</strong>&nbsp;<strong>si riesce ad ottenere un maggior numero di lettori e visualizzazioni</strong>&nbsp;di contenuto&nbsp;<strong>online</strong>&nbsp;rispetto a quelle che si sarebbero potute ottenere con un approccio classico.&nbsp;</p>



<p>Ad oggi, sono molte le strade possibili per&nbsp;<strong>promuovere un’attività con le Digital PR</strong>, per esempio pubblicare online su portali specifici contenuti utili, come guide, news, ricerche… Questi sono tutti elementi in grado di attirare l’attenzione del pubblico target, anche tramite l’utilizzo delle piattaforme social per interagire ancor di più con la propria audience, riuscendo così ad aumentare il traffico al sito. Di fatto, le Digital PR svolgono un vero e proprio<strong>&nbsp;ruolo di ‘ponte’ tra l’azienda, i consumatori e i protagonisti del Web.</strong></p>



<p>Tuttavia, affinché esse possano essere realmente di aiuto per un brand,&nbsp;<strong>è fondamentale pianificare una buona e precisa strategia comunicativa.&nbsp;</strong>Quindi, che modo le Digital PR possono aiutare un’azienda a&nbsp;farsi conoscere sul Web?&nbsp;</p>



<h2><strong>Fare Digital PR</strong></h2>



<p>Una valida strategia di Digital PR è costituita da un insieme di&nbsp;<strong>diverse attività</strong>&nbsp;che puntano al rafforzamento di&nbsp;<strong>awareness&nbsp;</strong>e<strong>&nbsp;web reputation del proprio brand</strong>. In pratica, la Digital PR genererebbe un&nbsp;<strong>word-of-mouth tanto positivo</strong>&nbsp;da riuscire a suscitare&nbsp;<strong>interesse</strong>&nbsp;da parte di tutti i&nbsp;<strong>soggetti attivi</strong>&nbsp;della rete. Dunque, il principale obiettivo è quello di avere una copertura mediatica ottimale, cosicchè l’audience di riferimento riconosca il brand, il suo valore, e i suoi prodotti o servizi.&nbsp;</p>



<p>Le<strong>&nbsp;tecniche</strong>&nbsp;sono pressoché infinite, ma solitamente le agenzie specializzate in relazioni pubbliche,&nbsp;o le aziende che presentano una figura di Digital PR Specialist spesso&nbsp;<strong>combinano l’approccio tradizionale a quello contemporaneo</strong>, focalizzandosi soprattutto sui diversi trend del social media management, content marketing, e molto altro ancora.&nbsp;</p>



<h2><strong>Tra le&nbsp;strategie più utilizzate di PR&nbsp;digitali troviamo:</strong></h2>



<ul><li>scrittura e pubblicazione di&nbsp;<strong>comunicati stampa</strong>&nbsp;<strong>online</strong>;</li><li>organizzazione di&nbsp;<strong>interviste e campagne di recensioni</strong>;</li><li>pianificazione del&nbsp;<strong>profiling aziendale</strong>;</li><li><strong>pubblicazione di contenuti ad hoc</strong>&nbsp;per migliorare la Web reputation e ottenere backlink di qualità;</li><li><strong>monitoraggio e stimolazione di conversazioni&nbsp;</strong>sul Web;</li><li><strong>partecipazione a eventi online/offline</strong>&nbsp;per instaurare&nbsp;<strong>relazioni con blogger e giornalisti&nbsp;</strong>per creare una copertura di stampa sulla rete;</li><li><strong>ottimizzazione per</strong>&nbsp;<strong>link pertinenti</strong>&nbsp;al sito web di interesse;</li><li>lancio e gestione di&nbsp;<strong>campagne influencer marketing</strong>, insieme alla scelta di potenziali&nbsp;<strong>brand ambassador</strong>;</li></ul>



<p>È bene far notare che questa tipologia di lavoro è tutt’altro che semplice, e comunque non è adatto a tutti. Infatti,&nbsp;<strong>costruire un marchio forte</strong>&nbsp;e riconoscibile in era digitale, ove anche i concorrenti sono presenti in rete, richiede un costante impegno costante e tanta motivazione, insieme a una pianificazione strategica delle attività per comunicare al meglio il messaggio aziendale.</p>



<p>Più nel dettaglio, i vantaggi che si potrebbero ottenere dall’inserimento di un’attività di Digital PR all’interno di un’azienda si possono riassumere così:</p>



<ul><li>incremento della<strong>&nbsp;brand reputation&nbsp;</strong>e&nbsp;dell’<strong>authority;</strong></li><li><strong>aumento del traffico al sito web</strong>, grazie alle mention sulle piattaforme;</li><li><strong>miglioramento della SEO</strong>&nbsp;grazie ai diversi backlink ottenuti;</li><li>miglioramento della&nbsp;<strong>lead generation</strong>&nbsp;e incremento delle&nbsp;<strong>vendite</strong>;&nbsp;</li></ul>



<h2><strong>Come riconoscere un Digital PR Specialist formato e competente</strong></h2>



<p>Il&nbsp;<strong>Digital PR Specialist</strong>&nbsp;è un vero professionista delle pubbliche relazioni online e anche del&nbsp;<strong>web marketing</strong>.&nbsp;<strong>Ascoltare la rete</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>dare visibilità</strong>&nbsp;a determinati prodotti e servizi sono i suoi compiti principali e, per questo<strong>, deve costantemente essere</strong>&nbsp;<strong>aggiornato</strong>&nbsp;sulle&nbsp;<strong>novità e le tendenze del Web,</strong>&nbsp;e sugli argomenti che riscuotono maggior interesse. Così, potrà&nbsp;<strong>partecipare</strong>&nbsp;in prima persona alle&nbsp;<strong>conversazioni</strong>, essere il primo a&nbsp;<strong>stimolarle, e instaurare nuove relazioni e ampliare le conoscenze</strong>.</p>



<p>Inoltre, il perfetto Digital PR Specialist è perfettamente in grado di&nbsp;<strong>individuare gli influencer</strong>&nbsp;del settore e stabilire con loro&nbsp;utili&nbsp;<strong>connessioni&nbsp;</strong>finalizzate a dare&nbsp;<strong>visibilità</strong>&nbsp;<strong>e riconoscimento</strong>&nbsp;al brand per cui lavora. In questo modo, si occupa di mantenere alta la&nbsp;<strong>reputation</strong>&nbsp;dell’azienda,&nbsp;<strong>monitorando il dialogo</strong>&nbsp;con le&nbsp;diverse&nbsp;<strong>web community</strong>&nbsp;e curando i rapporti con gli opinion leader.</p>



<p>Naturalmente, egli presenta anche skills digitali: infatti, utilizzando appositi&nbsp;<strong>software</strong>, verifica i risultati&nbsp;delle&nbsp;<strong>campagne&nbsp;</strong>del marchio di cui sta curando la comunicazione. Deve quindi possedere&nbsp;<strong>competenze SEO</strong>, insieme al saper ideare, progettare, ed analizzare gli&nbsp;<strong>effetti di una campagna</strong>&nbsp;di Digital PR in termini di&nbsp;<strong>posizionamento</strong>&nbsp;sui motori di ricerca. È, in questo senso, un&nbsp;<strong>professionista</strong>&nbsp;certificato. Oltre a coordinare le&nbsp;<strong>interazioni</strong>, sa anche affrontare, qual’ora fosse necessario, eventuali situazioni di&nbsp;<strong>crisi</strong>&nbsp;che si possono verificare all’interno della&nbsp;<strong>comunicazione social</strong>.</p>



<p>Oggi giorno, in Italia, il Digital PR Specialist è una figura professionale guadagna sempre più importanza all’interno dei contesti aziendali poiché, in ogni caso, l’avvento del Web 4.0 necessita costantemente di&nbsp;<strong>cura nelle relazioni</strong>&nbsp;del Web.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2><strong>4Brand è tutto questo</strong></h2>



<p>Molto spesso, le aziende scelgono di avvalersi di&nbsp;<strong>consulenti</strong>&nbsp;e&nbsp;<a href="http://www.fpsdigital.it/"><strong>agenzie specializzate</strong></a>&nbsp;in grado di fornire un&nbsp;<strong>servizio professionale</strong>.&nbsp;<strong>4Brand propone un valido e super personalizzato servizio di Digital PR, in grado di soddisfare tutte le esigenze e necessità del cliente.&nbsp;</strong></p>



<p>Se stai cercando uno specialista in Digital PR, contattaci e richiedi un preventivo ai nostri esperti. Affidati alla nostra professionalità e competenza<strong>, ti aiuteremo a promuovere la tua azienda attraverso campagne mirate e strategie studiate appositamente per te</strong>! Non dimenticarti che la tua reputazione online è ciò che rende il tuo marchio UNICO.&nbsp;</p>
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		<title>Digitale: le professioni più richieste per il post Covid-19</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Shadey Piardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 09:22:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Coronavirus ha sicuramente cambiato la nostra vita, sia nella sfera privata sia in quella professionale, reinventando nella maggioranza dei casi molti settori e figure lavorative. Secondo gli osservatori, non si tratta di una tendenza reversibile. La tecnologia è infatti diventata uno strumento oramai imprescindibile. Lo&#160;smartworking, per esempio, si è trasformato in un vero e [&#8230;]</p>
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<p>Il Coronavirus ha sicuramente cambiato la nostra vita, sia nella sfera privata sia in quella professionale, reinventando nella maggioranza dei casi molti settori e figure lavorative. Secondo gli osservatori, non si tratta di una tendenza reversibile. La tecnologia è infatti diventata uno strumento oramai imprescindibile. Lo&nbsp;<strong>smartworking</strong>, per esempio, si è trasformato in un vero e proprio stile di vita, mentre prima il ‘lavoro da casa’ non si poteva nemmeno concepire in Italia (pratica molto più praticata all’estero). Chi non era abituato all’utilizzo massivo dell’informatica e delle nuove tecnologie ha quindi dovuto adeguarsi in tempi molto, molto rapidi.&nbsp;&nbsp;In effetti, diversi studi hanno verificato che questo processo di trasformazione ha&nbsp;<strong>concentrato l’evoluzione di 3 anni in soli 3 mesi</strong>.</p>



<p>In tutto ciò, una domanda sorge spontanea: erano davvero così importanti tutte quelle riunioni in ufficio che si facevano prima?&nbsp;</p>



<p>Oggi le video call ci insegnano che si possono risolvere gli stessi problemi, con la stessa efficienza, impiegando la metà del tempo. E con questo, ci sono buone probabilità che molti manager decidano di adottare questa nuova modalità anche al periodo post-Covid.</p>



<h2>Perciò, a fronte di tale cambiamento, quali saranno le professioni più richieste nel post emergenza?</h2>



<p>Professionisti iper-qualificati contrassegneranno per intero il mercato del lavoro. Ai colloqui verranno richieste competenze verticali, le cosiddette&nbsp;<strong>soft skill</strong>; i nuovi occupati dovranno necessariamente aggiornarsi e stare al passo con i tempi dettati dallo svilupparsi di tecnologie, come l’automazione industriale e l’intelligenza artificiale. Tutto ciò contribuirà a generare decine di milioni di nuovi posti di lavoro su scala mondiale, mandando simultaneamente in ‘pensione’ alcune professioni già considerate obsolete.</p>



<h2>Il nuovo ruolo del commercio online</h2>



<p>Con le varie limitazioni delle uscite non strettamente urgenti, coprifuoco, zone rosse e zone gialle, regioni a rischio lockdown totale, ci si è ricolti allo shopping online per davvero qualsiasi genere di bene, da quello più materiale come abbigliamento, tecnologia e arredamento, fino ad arrivare agli alimentari. I consumatori hanno appreso nuove esperienze d’acquisto, familiarizzando, in alcuni casi per la prima volta, con le nuove tecnologie. Ecco perché, dicono gli addetti ai lavori, le&nbsp;<strong>professioni del futuro</strong>, cioè quelle più richieste nel post-pandemia,&nbsp;<strong>dovranno assolutamente tenere conto di tutti questi nuovi fattori</strong>.&nbsp;</p>



<p>Dall&#8217;E-commerce alla logistica per la grande distribuzione, al settore farmaceutico, sanitario e del food delivery. Anche le botteghe e i piccoli negozi di quartiere lo hanno sperimentato. In effetti, oggi abbiamo l’imbarazzo della scelta. Naturalmente, affinché si possano creare store online e app per smartphone in grado di soddisfare le richieste dei clienti,&nbsp;<strong>è necessaria la figura di Web Developer</strong>, lo specialista ormai sempre presente all’interno di piccole e grandi aziende.</p>



<p>Inoltre, servono&nbsp;<strong>nuove figure professionali specialiste dell’ambito della comunicazione digitale e della gestione dei nuovi media,&nbsp;</strong>alcune già attive e collaborative nelle varie aziende. Aiuteranno quindi la&nbsp;predisposizione di&nbsp;<strong>nuove forme di fidelizzazione</strong>&nbsp;anche a distanza tramite l’ideazione di nuove campagne marketing e adv.&nbsp;</p>



<h2>Non solo: sempre più richiesti anche&nbsp;i GDO</h2>



<p>Grazie al Coronavirus e al lockdown, uno dei settori che ha visto un incremento del lavoro è quello legato al mondo della&nbsp;<strong>Grande Distribuzione Organizzata</strong>&nbsp;(GDO).&nbsp;<strong>In relazione ai servizi logistici e home delivery&nbsp;</strong>(di tutti i tipi),<strong>&nbsp;saranno indispensabili i magazzinieri, gli addetti alla sistemazione e rifornimento degli scaffali, ora in grado di gestire gli ordini fatti online&nbsp;</strong>per la grande distribuzione. Per esempio, nel caso di un E-commerce di alimentari, loro dovranno preparare la spesa fatta sul web dai vari clienti per evitare che, anche in futuro, chi vorrà continuare a utilizzare questo comodo servizio si trovi nell’impossibilità di trovare slot liberi per la consegna.&nbsp;<strong>Sono&nbsp;</strong><strong>servizi che avevano già subito vari potenziamenti, sia in passato sia nei mesi di quarantena, ma ora sono pronti a fare i conti con un pubblico che ha di fatto largamente superato le diffidenze iniziali.&nbsp;</strong></p>



<p>Tuttavia, per chi rimane fedele ai metodi tradizionali, per combattere la pandemia all’interno di tutti i supermercati è stata inclusa per forza maggiore la richiesta di un&nbsp;<strong>team di esperti di sanificazione di ambienti per una shopping experience offline a prova di Covid.&nbsp;</strong></p>



<h2>Il digitale</h2>



<p>Secondo lo storico fondatore di Microsoft Bill Gates, il futuro sarà sempre più orientato al digitale.&nbsp;I bambini nati oggi, con molta probabilità, occuperanno posizioni professionali che ancora non esistono.&nbsp;<strong>Le scuole e le fabbriche continueranno il loro processo di trasformazione</strong>, fino a finalizzarsi. Anche il più tradizionale&nbsp;<strong>lavoro d’ufficio&nbsp;</strong>vedrà un sempre costante aumento di meeting virtuali, a discapito di quelli vis-à-vis, con una significativa riduzione quindi anche delle trasferte e dei viaggi di lavoro.&nbsp;</p>



<h2>La salute al centro</h2>



<p>Infine, l’emergenza ha inevitabilmente posto l’accento sulle&nbsp;<strong>professioni correlate al mondo della salute</strong>. Così, saranno sempre più richiesti<strong>&nbsp;operatori socio-sanitari, medici, infermieri e farmacisti</strong>. Ma anche tutor e&nbsp;<strong>psicologi,&nbsp;</strong>in grado di garantire una formazione scolastica&nbsp;<strong>via web</strong>&nbsp;agli studenti.</p>
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		<title>Girl Power: come si diventa imprenditrici digitali?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Shadey Piardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2021 08:45:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi è&#160;l’8 marzo&#160;e, come ogni anno dal 1909, si celebra la&#160;Giornata Internazionale dei Diritti della Donna. Si ricordano le conquiste sociali, politiche, ed economiche; le discriminazioni e le violenze di cui l’universo femminile è stato oggetto per lungo tempo, e sfortunatamente lo è ancora in certe parti del mondo.&#160; Quando si avvicina questo giorno, ci [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi è&nbsp;<strong>l’8 marzo</strong>&nbsp;e, come ogni anno dal 1909, si celebra la&nbsp;<strong>Giornata Internazionale dei Diritti della Donna</strong>. Si ricordano le conquiste sociali, politiche, ed economiche; le discriminazioni e le violenze di cui l’universo femminile è stato oggetto per lungo tempo, e sfortunatamente lo è ancora in certe parti del mondo.&nbsp;</p>



<p>Quando si avvicina questo giorno, ci si concentra inevitabilmente sul tema della parità di genere e dell’occupazione femminile. Purtroppo, i dati degli ultimi anni non si sono dimostrati a favore, almeno in termini di posti di lavoro ‘tradizionali’. Tuttavia c’è un settore che, più di tutti, sta attraendo nuove professioniste specializzate:&nbsp;<strong>il digitale</strong>.&nbsp;</p>



<p>A tal proposito, il&nbsp;<strong>McKinsey Global Institute</strong>&nbsp;ha confermato qualche mese fa nel suo studio&nbsp;<a href="https://www.mckinsey.com/featured-insights/gender-equality/the-future-of-women-at-work-transitions-in-the-age-of-automation"><strong>“The future of women at work: Transition in the age of automation”</strong></a>&nbsp;che il nascere di&nbsp;<strong>inedite professioni tech</strong>&nbsp;permetterà a tutte le donne di raggiungere un migliore e più alto sviluppo personale e professionale. Tutto ciò si deve a due principali motivi:&nbsp;</p>



<ul type="1"><li>Lo sviluppo di <strong>professioni decisamente più remunerative</strong>, e <strong>perfettamente in linea con varie esigenze familiari e personali</strong></li><li>L’importanza delle loro <strong>skills dinamiche</strong>, che rendono le posizioni lavorative molto meno a rischio rispetto all’introduzione della cosiddetta intelligenza artificiale</li></ul>



<h2><strong>Uno sguardo più da vicino al ruolo di digital woman</strong></h2>



<p>Fortunatamente, in Italia esistono già&nbsp;diverse<strong>&nbsp;role model per quanto riguarda l’ambito dell’ imprenditoria femminile.&nbsp;</strong>Nel tempo, questi personaggi hanno acquisito un ruolo primario in attività ad alto tasso tecnologico, sfidando i pregiudizi che questi campi tendono a voler riservare soprattutto nei confronti delle donne. Sicuramente,&nbsp;per il futuro vedremo crescere il numero, poichè il settore è ancora giovane e le opportunità di far carriera sono davvero infinite.</p>



<p>Se guardiamo il contesto nazionale, le nostre imprenditrici digitali sono riuscite a trovare il proprio spazio.&nbsp;<strong>Milano</strong>&nbsp;rappresenta sicuramente un punto di riferimento: nella fotografia scattata dal&nbsp;<strong>Women Entrepreneur Cities (WE Cities) Index di Dell</strong>, il capoluogo lombardo è difatti tra le prime 12 città in Europa con la maggiore capacità di supportare&nbsp;<strong>l’imprenditoria ‘rosa’</strong>, soprattutto per quanto riguarda il campo dell’<strong>hi-tech</strong>!</p>



<p>Sicuramente però, affinché sempre più donne si interessino e appassionino sempre più al mondo delle tecnologie, dell’informatica, dei digital media, dell’ingegneria elettronica e di tutte quelle professioni definite STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) è necessario anche&nbsp;<strong>rendere più visibili queste figure modello</strong>. A tal proposito, citare Chiara Ferragni come emblema dell’imprenditoria digitale al femminile Made in Italy è ormai troppo scontato. Perciò, ecco a voi una lista di donne italiane, che forse ancora non conoscete, che con passione, determinazione, e molteplici competenze hanno fatto della tecnologia digitale la propria vita e il proprio business:</p>



<h2><strong>Alessia Russo</strong>, giovane donna prodigio italiana nella Silicon Valley&nbsp;</h2>



<p>A soli 20 anni ha già da insegnare: fonda una startup nella Silicon Valley, e riceve una nomination da Forbes come under 30 in ambito tech, insieme a un Tedx Talk. Alessia firma così l’atto di costituzione della sua azienda tech, la Drone Guardy, solamente il giorno dopo il suo diciottesimo compleanno. L’azienda si occupa di produrre droni smart al servizio della pubblica sicurezza, intelligenza artificiale e senso civico, contribuendo a ridurre il tasso di criminalità.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="596" height="546" src="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/Screenshot-2021-03-08-at-09.44.25.png" alt="" class="wp-image-7484" srcset="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/Screenshot-2021-03-08-at-09.44.25.png 596w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/Screenshot-2021-03-08-at-09.44.25-300x275.png 300w" sizes="(max-width: 596px) 100vw, 596px" /></figure></div>



<h2><strong>Veronica Benini</strong>,&nbsp;digital entrepreneur e consulente strategica in&nbsp;marketing al femminile</h2>



<p>Prima di diventare un modello da imitare, Veronica faceva l’architetto. E qui abbiamo un chiaro esempio di donna che si è reinventata grazie a Internet. Classe ’76, in arte La Spora, ad oggi Veronica insegna alle donne a sfruttare i social e il marketing digitale per potenziare i loro business attraverso corsi online promossi sulla piattaforma Corsetty, di cui è CEO. La sua società dà lavoro a ben 13 donne e vanta di un fatturato annuo di oltre un milione.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="1005" src="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/VERO1-1OK-1024x1005.jpg" alt="" class="wp-image-7478" srcset="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/VERO1-1OK-1024x1005.jpg 1024w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/VERO1-1OK-300x294.jpg 300w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/VERO1-1OK-768x754.jpg 768w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/VERO1-1OK-1536x1508.jpg 1536w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/VERO1-1OK.jpg 2018w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h2><strong>Cecilia Nostro e Friendz</strong>, l’app che trasforma le foto in pubblicità</h2>



<p>A 25 anni, Cecilia decide di fare impresa dando vita a Friendz, un’ applicazione che dà a chiunque la possibilità di diventare <strong>ambassador dei propri brand preferiti</strong>, scattando foto in linea con le esigenze dell’azienda e condividendole sui loro profili social personali. Una sorta di democratizzazione della figura dell’influencer. Ad oggi, Friendz è valutata oltre i 2 milioni. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="711" src="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/1iW2txFFkVxr7jZKaSo6ipg-1-1024x711.jpeg" alt="" class="wp-image-7480" srcset="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/1iW2txFFkVxr7jZKaSo6ipg-1-1024x711.jpeg 1024w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/1iW2txFFkVxr7jZKaSo6ipg-1-300x208.jpeg 300w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/1iW2txFFkVxr7jZKaSo6ipg-1-768x533.jpeg 768w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/1iW2txFFkVxr7jZKaSo6ipg-1-1536x1066.jpeg 1536w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/1iW2txFFkVxr7jZKaSo6ipg-1-2048x1422.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h2><strong>Arianna Ortelli&nbsp;</strong>inventa il gaming ‘inclusivo’</h2>



<p>“I videogiochi sono per i maschi”, che gran clichè. Arianna Ortelli, ventiquattrenne determinata, fonda <strong>Novis</strong>, una startup innovativa nata nel 2018, con vocazione sociale, facendo così della sua passione per i videogiochi un vero e proprio lavoro. L’obiettivodi Arianna è <strong>rivoluzionare il mondo dell’intrattenimento digitale</strong> rendendolo più inclusivo: nasce quindi <strong>BlindConsole</strong>, un device che permette alle persone ipo e non vedenti di vivere l’esperienza di gioco sportivo in modalità virtuale. <strong>Arianna sbaraglia così tutti i pregiudizi sul binomio donna – videogames</strong>, rendendo il mondo del gaming sempre più accessibile a tutti. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="500" height="500" src="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/4-1.png" alt="" class="wp-image-7482" srcset="https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/4-1.png 500w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/4-1-300x300.png 300w, https://4brand.agency/wp-content/uploads/2021/03/4-1-150x150.png 150w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<h2><strong>Ma come si diventa imprenditrice digitale?</strong></h2>



<p><strong>Diventare imprenditrici digitali non è affatto semplice, ma sicuramente è una valida opportunità per valorizzare al meglio le proprie&nbsp;</strong><strong>competenze e attitudini</strong>. È quindi molto importante armarsi di creatività e ed essere innovativi. Bisogna trovare una buona idea, tenendo conto del contesto in cui si vuole operare, del mercato di riferimento e anche di un iniziale investimento.&nbsp;</p>



<p>L’imprenditrice digitale è colei che porta avanti due aspetti imprescindibili in maniera simultanea: la <strong>conoscenza, e l’esperienza</strong>. Molti, purtroppo, pensano che lavorare in ambito digitale sia poco più di un passatempo. Ovviamente non è così! Occorre mettersi a <strong>studiare, conoscere, apprendere</strong>, cercando di capire il funzionamento di un settore sempre in evoluzione, e che richiede competenze in diverse discipline anche molto diverse tra loro<strong>. Un approccio aperto, curioso e ricettivo ti aiuterà a realizzarti in questo nuovo e dinamico settore.</strong></p>
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		<title>Clubhouse: un’opportunità per i brand? Assolutamente sì!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Shadey Piardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2021 09:17:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Hai un invito per Clubhouse?”. Se hai un profilo social, saprai bene che ultimamente si sente parlare solo di lei, questa nuova piattaforma social formato audio. Sta facendo impazzire tutti, dai Baby Boomer alla Generazione Z. Lanciata lo scorso maggio, ha già rapidamente raggiunto oltre 6 milioni di utenti, e solo la scorsa settimana si [&#8230;]</p>
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<p>“Hai un invito per Clubhouse?”. Se hai un profilo social, saprai bene che ultimamente si sente parlare solo di lei, questa nuova piattaforma social formato audio. <strong>Sta facendo impazzire tutti</strong>, dai Baby Boomer alla Generazione Z. Lanciata lo scorso maggio, ha già rapidamente raggiunto oltre 6 milioni di utenti, e solo la scorsa settimana si è assicurata un investimento di <strong>$ 100 milioni</strong> guidato dall&#8217;investitore <strong>Andreessen Horowitz</strong>. Attualmente è la quinta app più popolare nella categoria “Social Network” dell’App Store, appena dopo Facebook, Messenger, e Whatsapp. </p>



<h2><strong>Ma come funziona Clubhouse?</strong></h2>



<p>Non è una radio, non è un’app per conferenze, ma un <strong>social basato esclusivamente su chiamate vocali</strong>, un mix tra l&#8217;ascolto di un podcast dal vivo e la partecipazione a un Ted Talk in cui puoi fare domande, o tenere il tuo speech, <strong>dove vuoi, quando vuoi</strong>. Purtroppo però, non basta solo scaricarla. <strong>Si può accedere solo su invito</strong> e, finora, la piattaforma è disponibile <strong>esclusivamente su iOS</strong>. Insomma, un vero e proprio ‘Club’ riservato a pochi. Ogni utente, infatti, può invitare solo un numero limitato di contatti, due per iniziare. </p>



<p>Questa caratteristica di esclusività crea il terreno perfetto per lo sviluppo di<strong> conversazioni utili e informative</strong> con persone altrettanto interessanti che offrono la loro esperienza e aggiungono valore alla nuova comunità in crescita (naturalmente, se si seguono gli account ‘giusti’). In tal senso, Clubhouse offre una situazione abbastanza diversa da quella che troverai su qualsiasi altra piattaforma social. Infatti, la sua natura ‘audio’ apporta una <strong>maggiore autenticità alle conversazioni online</strong>, e consente inoltre di <strong>instaurare rapidamente connessioni molto più profonde</strong>. </p>



<p>Come si può immaginare, <strong>su Clubhouse si trattano i più disparati argomenti</strong>: dal beauty allo sport, dalla crescita personale al mondo E-commerce. Avrai solo che l’imbarazzo della scelta!</p>



<p>Siamo ancora agli inizi, ma è probabile che, in un futuro non molto lontano, Clubhouse emerga come principale player del mondo digital. Presenta, infatti, il significativo vantaggio di essere un <strong>first mover</strong>, essendo seguito da una community altamente coinvolta che gli potrà far prendere il volo, nella speranza di diventare il prossimo Instagram o TikTok. </p>



<h2><strong>Una nuova frontiera per il marketing</strong></h2>



<p>È ancora un po’ presto per riuscire a prevedere come sarà possibile utilizzare Clubhouse per il marketing dei brand. Tuttavia, anche se neonato, questo innovativo social media presenta delle incredibili potenzialità <strong>per la promozione del tuo marchio. </strong>Rappresenta quindi un ottimo strumento da sfruttare per contribuire alla sua<strong> brand awareness e posizionamento</strong>. Infatti, la natura dell’App ti dà la possibilità di indirizzarti e parlare a un <strong>pubblico estremamente targhettizzato</strong>, e tutto ciò rappresenta davvero un grande vantaggio di partenza. Inoltre, riuscire ad affermarsi su Clubhouse mentre è ancora in versione Beta, vorrebbe dire ottenere subito un ottimo tornaconto competitivo rispetto a tutti gli altri player del tuo mercato di riferimento. </p>



<h2><strong>Ecco quindi 3 buoni suggerimenti da mettere in pratica da subito:</strong></h2>



<h2><strong>1.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong><strong>Profila</strong></h2>



<p>In una situazione di emergenza sanitaria mondiale, partecipare a grandi conferenze lavorative è diventato ormai un evento più unico che raro, e quindi anche la possibilità di poter presentare la propria azienda a più potenziali clienti. Su Clubhouse, puoi rapidamente creare una Room in cui il team esecutivo, gli sviluppatori dei prodotti e i Brand Ambassador della tua marca potrebbero <strong>impegnarsi in conversazioni e confronti utili.</strong> </p>



<h2><strong>2.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong><strong>Coinvolgi i ‘nuovi’ influencer</strong></h2>



<p>Clubhouse, come tutti gli altri social, sembrerebbe essere un mezzo che si presterà a lavorare con <strong>influencer e figure chiave di opinion leader (KOL)</strong>. </p>



<p>Più in specifico, si prevede un rapido emergere di due tipologie di influencer: in primo luogo, quelli che presentano già un forte seguito su altre piattaforme, come Youtube o TikTok, portando con sé la loro fan base. Anche se avranno un pubblico integrato, sarà interessante vedere se possono essere abbastanza coinvolgenti in una piattaforma tutta audio, mantenendo l&#8217;attenzione dei loro follower. Allo stesso tempo, un nuovo gruppo di <strong>early adopter</strong> dimostrerà di poter essere più che capace di mettere in tavola grandi conversazioni, emergendo così come una nuova categoria. </p>



<p>Tentare di coinvolgere entrambi i flussi potrebbe essere una valida opportunità per <strong>rafforzare la notorietà del tuo brand</strong>. </p>



<h2><strong>3.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong><strong>Diffondi notizie</strong><strong></strong></h2>



<p>Non c&#8217;è ancora un gran numero di giornalisti sull&#8217;App. Tuttavia, potresti giocare d’anticipo è prevedere una crescita di questa community, che naturalmente andrà di pari passo con l’ideazione e la creazione di contenuti ad hoc. In effetti, molte persone hanno già iniziato a creare Room dove si parla di eventi, notizie di ultim’ora, proteste, scioperi, politica, economica, aggiornamenti vari sul lancio di prodotti, trovando così un pubblico ampio, sintonizzato, e impegnato sulla piattaforma. Indubbiamente, tutto ciò risulterà essere un ottimo strumento per coloro che lavorano nei <strong>media radiotelevisivi</strong>. </p>



<p>Clubhouse regala ai brand la possibilità accedere a un&#8217;ampia gamma di prospettive diverse e sembra anche creare un ambiente in cui voci provenienti da differenti contesti etnici, sociali ed economici possono finalmente riunirsi in uno stesso spazio, trovando la propria voce, permettendo il dialogo.&nbsp;</p>



<p>In effetti, diversi marchi stanno costruendo una presenza sulla piattaforma tramite i propri profili. Per il Made in Italy troviamo<strong> Peroni, Barilla, e Pescaria</strong>. Ma per l’overseas si possono citare <strong>Milk Bar, Kool-Aid, Ikea, </strong>e anche quotidiani, come<strong> Politico</strong>. Inoltre, poco prima di San Valentino, <strong>Burger King, Popeyes e Tim Hortons </strong>(supervisionati dalla Restaurant Brands International RBI), si sono fatti strada sulla piattaforma aprendo il loro profilo ufficiale. <strong>Fernando Machado, Global Chief Marketing Officer RBI</strong>, si è espresso a riguardo definendola una<strong> </strong>“piattaforma autentica, reale, onesta, trasparente&#8221;. Tutto ciò rappresenta un chiaro segnale che l&#8217;ingresso su Clubhouse, per i brand che hanno voglia di mettersi in gioco e sperimentare, oltre ad essere possibile, si rivela molto vantaggioso nel raggiungere i propri fan in modo fresco e super creativo.</p>



<p>Un lancio in tempo di pandemia: idea geniale o pessima? Per Clubhouse, senza alcun dubbio<strong> geniale</strong>. </p>
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		<title>Tips &#038; tricks per migliorare la notorietà del brand online</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Shadey Piardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2021 09:24:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La brand awareness identifica la misura di una marca, il suo grado di riconoscimento da parte dei consumatori. Rappresenta un vero e proprio&#160;eponimo, difatti, indica anche la capacità di ricordare il marchio, collegandolo direttamente ai suoi prodotti o servizi. Questa strategia, se sfruttata in modo corretto, contribuisce ad aumentare il&#160;senso di familiarità&#160;nei confronti dell’offerta, e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>La brand awareness identifica la misura di una marca</strong>, il suo grado di riconoscimento da parte dei consumatori. Rappresenta un vero e proprio&nbsp;eponimo, difatti, indica anche la capacità di ricordare il marchio, collegandolo direttamente ai suoi prodotti o servizi. Questa strategia, se sfruttata in modo corretto, contribuisce ad aumentare il&nbsp;senso di familiarità&nbsp;nei confronti dell’offerta, e ciò può naturalmente incidere sulla decisione d’acquisto. Ad esempio, la semplice conoscenza del nome “Coca-cola” può portare il potenziale consumatore a scegliere quel determinato brand anziché un altro.&nbsp;</p>



<p>Contribuire allo sviluppo di&nbsp;<strong>una brand image positiva</strong>&nbsp;è sicuramente uno degli obiettivi principali delle&nbsp;campagne di marketing.&nbsp;Così facendo si avranno ottime probabilità che il marchio venga effettivamente considerato dai consumatori, inducendoli a sceglierlo malgrado le tante alternative dell’offerta.&nbsp;</p>



<p>Riprendendo il caso di Coca-cola, i consumatori, oltre a conoscere il nome del brand, lo riconoscono soprattutto dal logo, dalle immagini e dai colori del packaging. Aspetto fondamentale per uno sviluppo ottimale dell’azienda. Indipendentemente dalla qualità di prodotti e servizi, dai soldi spesi in pubblicità o sponsorizzazioni, la tua attività non andrà molto lontano se non punti a una brand awareness funzionale.&nbsp;</p>



<p>Non c’è bisogno di ricordarti che<strong>&nbsp;aumentare la brand awareness&nbsp;</strong>del proprio marchio è comunque un’azione che necessita di alcuni accorgimenti. Tuttavia, ciò che possiamo rivelarti, e che potresti non sapere, sono alcune strategie che puoi utilizzare nel raggiungimento di questo scopo. Magari non diventerai famoso come Coca-Cola, ma provare non costa nulla, vero?</p>



<p>Anche se non esiste il metodo più rapido,&nbsp;<strong>ecco 5 suggerimenti per aumentare la tua brand awareness online.</strong></p>



<h2>1.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Content Marketing: fatti trovare su Google</h2>



<p>È fondamentale presentare al proprio pubblico un&nbsp;<strong>sito web super ottimizzato</strong>&nbsp;(anche per l’uso mobile)! Il più delle volte il sito è la prima occasione di contatto con i consumatori online, e la prima impressione, spesso, è quella che conta. Il portale deve&nbsp;contenere tutte le informazioni che i potenziali clienti cercano.</p>



<p>Inoltre, è importante offrire una navigazione&nbsp;<strong>user-friendly</strong>, piacevole e funzionale agli obiettivi. Ad esempio, armandoti di un po’ di&nbsp;<strong>creatività e ingegno</strong>, potresti utilizzare metodi come “consigli all’utilizzo dei prodotti”, oppure attivare promozioni in base al calendario delle festività, supportandole con l’ideazione di una newsletter coinvolgente e mai banale, magari insieme a un programma fedeltà. Ancora, puoi aggiungere call to action appropriate, testimonianze, feedback e messaggi persuasivi.&nbsp;La regola numero 1 è personalizzare,<strong>&nbsp;</strong>e qui le possibilità sono davvero tante.</p>



<h2>2.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Must do: massimizza la tua presenza organica sui social media</h2>



<p>Ormai sono il&nbsp;<strong>touch-point giornaliero</strong>&nbsp;con i clienti online, soprattutto per il target giovane. Rappresentano il canale strategico per eccellenza nella costruzione di una brand awareness a tutto tondo. Difatti permettono di veicolare quotidianamente contenuti, ma soprattutto di<strong>&nbsp;</strong>interagire con gli utenti-brand. In questo caso, è importante capire quali sono le piattaforme migliori per il tuo marchio, e questa decisione dipenderà dal tuo&nbsp;target di riferimento.&nbsp;</p>



<p>Utilizzare un’effettiva e positiva attività d’interazione con questi canali ti permetterà di instaurare&nbsp;<strong>relazioni più forti e durature</strong>, e capire meglio ciò che gli utenti cercano, vogliono e si aspettano. Una valida strategia ti permette di incorporare i valori top del brand, permettendoti al tempo stesso di rispondere a eventuali dubbi/domande nel più breve tempo possibile.&nbsp;</p>



<p>Naturalmente, oltre all’adozione di un piano editoriale geniale e ben strutturato, è essenziale utilizzare una&nbsp;corretta gestione della community, tone of voice e valutare quanto spesso postare.&nbsp;</p>



<h2>3.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Influencer marketing: ottieni referenze “digitali”</h2>



<p>Chi fa marketing sa bene che il&nbsp;<strong>word-of-mouth</strong>&nbsp;è un fattore imprescindibile che ha un grande potenziale di diffusione sul web, soprattutto grazie alla popolarità delle recensioni e ai social media. In questo caso, le collaborazioni con gli&nbsp;<strong>influencer&nbsp;</strong>(tramite eventi, guest blogging, feedback positivi, post sponsorizzati) incrementano la quantità e la qualità dei contenuti in relazione al prodotto/servizio offerto dalla marca, andando automaticamente a migliorare la sua visibilità e conoscenza, non sono nella community di riferimento.&nbsp;</p>



<p>In ogni caso, valuta bene la tipologia di “influenzatore” utile per il tuo brand. In un&#8217;epoca in cui l&#8217;autenticità è sempre più apprezzata nella vendita, i&nbsp;<strong>micro-influencer</strong>&nbsp;sono la strada da percorrere. Possono avere una portata inferiore ma, secondo molti studi, supererebbero i talenti di alto livello e, inoltre, i consumatori li troverebbero molto più&nbsp;affidabili e<strong>&nbsp;credibili</strong>. Quindi, se hai intenzione di aumentare la tua brand awareness, fallo puntando su questi aspetti per un risultato più sicuro.</p>



<h2>4.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Digital advertising: suscita interesse</h2>



<p>Con il continuo cambiamento degli algoritmi dei motori di ricerca e dei social, insieme alla concorrenza sempre in aumento, gli&nbsp;<strong>annunci pubblicitari</strong>&nbsp;rappresentano un modo molto valido per aumentare visibilità e brand awareness con l’obiettivo di avere un maggior ritorno sugli investimenti (ROI).&nbsp;</p>



<p>Puoi sbizzarrirti con i formati: banner, display, video, reels. Hai la possibilità di formare audience specifiche, targhettizzate in base ad aspetti come la geolocalizzazione, la demografia, i comportamenti di navigazione, i trend e le mode del momento. In questo modo, potrai ottimizzare al meglio la distribuzione dei tuoi contenuti, raggiungendo così il&nbsp;<strong>maggior numero di persone</strong>&nbsp;con il contenuto più rilevante e contribuendo al rafforzarsi del ricordo.&nbsp;</p>



<h2>5.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Last but not least: crea l’App</h2>



<p>L’applicazione del brand è sicuramente un altro elemento da considerare per andare incontro a tutte le esigenze del consumatore, rendendogli più semplice l’acquisizione di informazioni e l’acquisto. Inoltre,<strong>alimenta il ricordo del marchio&nbsp;</strong>e favorisce l’instaurarsi di una relationship molto positiva con l’utente. Tutto ciò è possibile solo grazie ad alcuni escamotage:</p>



<ul><li>L’App deve essere&nbsp;<strong>intuitiva</strong>, semplice, utile, funzionale e&nbsp;rappresentativa&nbsp;al 100%;</li></ul>



<ul><li>Deve fare un utilizzo sapiente delle&nbsp;<strong>notifiche push</strong>, ricordando al visitatore le promo in corso o eventi in-store con moderazione;</li></ul>



<ul><li>Deve notificare&nbsp;<strong>codici promozionali e sconti riservati al cliente</strong>&nbsp;una volta che questo, per esempio, raggiunge il punto vendita, si iscrive alla newsletter, o recensisce qualche prodotto.&nbsp;</li></ul>



<p>Infine, per incrementare la tua brand awareness, ricorda che è molto importante comprendere e saper comunicare i valori e l’identità del brand. La marca rappresenta l’immagine del prodotto o servizio attraverso cui il tuo pubblico si connetterà. Il nome, il design, lo slogan e il logo sono elementi fondamentali per la commercializzazione di un’idea che dovrà sempre essere&nbsp;<strong>riconoscibile alle persone</strong>.</p>
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